Arminio sul tribunale di Melfi

Il magistrato non risparmia critiche a chi scelse una soppressione inconcepibile

Renato Arminio, già magistrato del tribunale di Melfi prima e Potenza poi, crede nella possibilità di poter riaprire il palazzo di giustizia di piazza Federico II. Il nuovo contratto di governo tra Lega e Movimento Cinque Stelle prevede un capitolo dedicato alla rivisitazione della geografia giudiziaria italiana e non si escludono riapertura dei tribunali soppressi. Restando fuori dalla politica, come ha sempre dimostrato di voler fare, il magistrato che a Melfi con il collega Armando Lancuba ha fatto la storia del palazzo di giustizia istruendo processi con tanto di condanna per 416 bis del codice penale, associazione mafiosa per intenderci, non ha mai accettato una soppressione subito apparsa inconcepibile. Melfi aveva un organico di magistrati al completo, la risposta della giustizia arrivava in tempi molto minori di oggi, la presenza di territori limitrofi a forte pericolo di infiltrazione malavitosa lasciavano pensare che quel presidio non sarebbe mai stato chiuso. Invece si scelse di accorpare il tribunale di Sala Consilina, in Campania e ben più grande, a quello di Lagonegro. I risultati sono disastrosi. Arminio che non ha mai avuto paura di assumersi le proprie responsabilità fin da subito ha parlato di un errore incalcolabile. Cinque anni dopo i fatti danno ragione al magistrato.