Cosa entra effettivamente all’inceneritore ex Fenice,ora Rendina Ambiente?. E’ la domanda che si pongono tutti, ed ovviamente anche l’amministrazione cittadina. “La salute dei cittadini delle comunità insediate nei pressi dell’inceneritore, sottolinea il sindaco di Melfi, dei lavoratori della zona industriale ed anche di coloro che lavorano presso il termovalorizzatore, rappresenta una nostra assoluta priorità. Vogliamo vederci chiaro ed alcune situazioni emerse nell’ambito della conferenza pubblica dello scorso 25 novembre, ci fanno riflettere e ci mettono nelle condizioni di porci dei quesiti”. Ed allora svisceriamo questi spunti di riflessione. ” La società titolare dell’impianto, rimarca il sindaco Valvano, dichiara che accettano analisi di caratterizzazione di 12 mesi,( cioè analisi chimiche relative ai 12 mesi precedenti la consegna presso il termovalorizzatore). I campioni prelevati da ogni mezzo, vengono inviati ad un laboratorio esterno per l’analisi chimica. Il mezzo viene parcheggiato in attesa dei risultati. Se positivi, il rifiuto viene accettato. Onestamente Non comprendiamo, sottolinea Valvano, che tipo di analisi possa mai essere effettuata in un lasso di tempo così breve. Inoltre, la società Rendina Ambiente, ha dichiarato che il rifiuto viene analizzato dal laboratorio interno e non da quello esterno come prescritto in A.I.A. Come se non bastasse,nel protocollo gestione rifiuti, non sembra esserci alcuna specifica a cui il produttore del rifiuto deve conformarsi per l’omologa, passaggio fondamentale ai fini dell’ammissione nell’inceneritore. Secondo la nostra valutazione non è ammissibile che vengono accettate analisi cosi datate per cicli di produzione dei rifiuti non generati regolarmente. Eppure smaltendo rifiuti pericolosi questa condizione è assolutamente necessaria. L’esperienza di questi anni ci ricorda che problemi nell’ammissione dei rifiuti, si sono effettivamente verificati. Per quanto ci riguarda è fondamentale che la procedura di accettazione dei rifiuti, sia meglio articolata e dettagliata. L’episodio verificatesi in passato di fiumi violacei, è la dimostrazione che la metodologia di accettazione dei rifiuti non è idonea ad impedire l’ingresso di materiali non conformi alle caratteristiche dell’impianto. Un ultima considerazione va fatta, chiosa Valvano. Se il laboratorio non è utilizzato, perchè la società preferisce rivolgersi all’esterno, se l’inertizzazione delle ceneri non viene effettuata e se i reflui non sono depurati all’interno dell’impianto ma inviati all’impianto di depurazione presente dentro il perimetro dello stabilimento FCA, è probabile ed auspicabile che gli uffici della Regione, debbano valutare di sottoporre il processo industriale,ad una Nuova Valutazione di Impatto Ambientale che tenga conto di tutte le modalità impiantistiche che a nostro avviso non appaiono accettabili. L’impianto dovrebbe essere autonomo ed in grado di disporre di tutti i dispositivi tecnologicamente adeguati per ridurre al minimo consentito i rischi e le conseguenze sull’ambiente”