Scongiurato ( almeno momentaneamente), il pericolo della chiusura del punto nascita dell’ospedale san Giovanni di Dio di Melfi, resta sul tavolo sempre la questione relativa al futuro dello stesso nosocomio federiciano. Inutile sottolineare che il punto nascita va salvaguardato oltre la situazione attuale. Un discorso che riguarda tutti. Istituzioni e cittadini. Perchè la questione numerica resta. Per stare tranquilli bisogna raggiungere o avvicinare le 500 nascite all’anno. Per il raggiungimento di questo traguardo pesano e non poco i circa 150 parti che si verificano tra Potenza e la vicina Puglia da pazienti provenienti da Lavello, Venosa e Rionero. Un particolare evidenziato dallo stesso assessore Rocco Leone, al termine dell’incontro avuto con il sindaco Valvano ed i vertici dell’azienda ospedaliera regionale. E’ pero altrettanto lapalissiano che la Regione deve credere ed investire nell’ospedale di Melfi. Le tante ed indubbie professionalità esistenti vanno messe nelle migliori condizioni possibili, lavorativamente parlando. Servono strutture, apparecchiature, strumenti. Un discorso che riguarda ovviamente non soltanto il punto nascita, anche altre reparti, pronto soccorso in primis. Melfi è un presidio centrale e fondamentale nello scacchiere regionale. E’ il punto di riferimento dell’area industriale più grande e funzionale del mezzogiorno, è l’ospedale di tutta l’area nord. E’l’ospedale della terza città della Basilicata. Argomentazioni che conoscono tutti. A menadito. E’ il momento di superare ed andare oltre le mere faccende ragioneristiche e burocratiche. Limiti che l’emergenza coronavirus ha evidenziato in maniera fragorosa. La sanità e la salute del cittadino sono aspetti prioritari. Vanno inseriti ormai in cima ad ogni discorso. Se si vuole davvero e concretamente dimostrare che la pandemia ci abbia insegnato qualcosa, è il momento di farlo. Adesso. In maniera seria e convincente.